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E’ tema attuale quello delle baby gang, ma cosa si nasconde dietro questi ragazzi? Analizziamo il fenomeno dal punto di vista psico-sociale.

Conosciamo il fenomeno

Le baby gang sono gruppi di ragazzi, quasi sempre minorenni, che si aggregano mettendo in atto comportamenti criminali. In Italia il problema sta crescendo sempre più velocemente, soprattutto nelle grandi città.

Da nord a sud si moltiplicano le notizie di aggressioni da parte dei ragazzi o delle ragazze. Tutto è poi amplificato dalla maggiore visibilità dei social, poiché spesso le aggressioni vengono filmate e diffuse in rete. Questi gruppi, in molti casi, tentano di ricalcare le organizzazioni criminali. Una caratteristica comune delle baby gang è il contesto socio-economico in cui vivono. Spesso questi ragazzi si trovano in situazioni di grave difficoltà economica, con famiglie problematiche e in quartieri difficili.

Le baby gang sono molto diffuse in America Latina e negli Stati Uniti. Queste organizzazioni hanno di solito una struttura verticale con a capo un leader. All’interno del gruppo ci sono regole rigide sia per l’inserimento che per il mantenimento dei ruoli.  Tutto ciò viene fatto per uno scopo preciso: il controllo del territorio tramite la violenza. La violenza coinvolge tutti, persone e patrimonio.

Psicologia delle baby gang

Gli adolescenti vogliono essere visti, ascoltati, hanno necessità di comprensione e di essere accettati. Spesso però, per raggiungere questi obiettivi, i ragazzi mettono in atto comportamenti violenti e pericolosi, per sé stessi o per gli altri.

I comportamenti antisociali, come commettere piccoli furti, risse e abuso di sostanze sono molto frequenti. Spesso questi gesti vengono ripresi dagli smartphones e caricati sui social o nei vari gruppi Whatsapp o Telegram. L’intenzione è quella di “avere un pubblico” al quale mostrarsi come “eroi”.

Il “gruppo” ha una duplice funzione: esso sostiene l’azione criminosa incoraggiando i vari componenti della baby gang, che devono rispettare le regole rigide del gruppo. Un secondo aspetto della situazione di gruppo è l’aumento della tendenza all’emulazione, anche del “pubblico social”.

Da dove ha origine tutto ciò?

Possiamo dividere i componenti delle baby gang in due categorie:

  • spesso tali condotte hanno una storia di “svantaggio sociale”: infanzia difficile segnata da abusi e problematiche del sistema familiare che adotta stili educativi sbagliati, basati su intolleranza e autoritarismo;
  • altre volte i ragazzi provengono da famiglie economicamente agiate, con genitori iperprotettivi e indicano uno stato di disagio più profondo.

Cosa hanno in comune questi ragazzi? Si nota la mancanza di una guida adulta simbolica, che aiuti gli adolescenti ad incamminarsi nel percorso di crescita. Spesso questi ragazzi si ritrovano soli ed incapaci di affrontare frustrazioni e responsabilità tipiche della loro età. Inoltre hanno un’identità fragile che non gli fa vivere serenamente l’incontro con chi è diverso da loro. L’altro è un pericolo e non un elemento che può arricchirli.

Possibili soluzioni

Come contrastare il fenomeno delle baby gang?

E’ difficile usare un sistema unico per poter comprendere la psicologia delle baby gang. Un ruolo fondamentale potrebbe essere svolto dalla scuola o dalle associazioni sportive e culturali. Essi possono fornire spazi in cui i ragazzi possano ritrovarsi  e socializzare. Si possono proporre anche percorsi di psicoeducazione relativi al rispetto dell’altro e delle diversità di qualsiasi tipo. Inoltre dalla scuola potrebbero partire segnalazioni di eventuali situazioni critiche per attivare una rete di aiuti alle famiglie. Particolare attenzione meritano poi  i figli di immigrati che sono divisi tra la cultura dei genitori e quella del paese che li ospita e hanno più difficoltà nel trovare il loro spazio.


Per approfondire

Il fenomeno delle baby gang: minori autori di reato
Baby gang e bullismo: nomi diversi, stessa fragilità


 

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